venerdì 14 aprile 2017

Io sto con Gabriele Del Grande. Liberiamo l’informazione



Il giornalista e documentarista Gabriele Del Grande
«Era partito sabato scorso per Hatay e domenica sera si crede sia stato fermato vicino al confine. Ma non aveva nessuna intenzione di passare il confine. Non sappiamo come sta, anche se ci rassicurano dalla Farnesina che sta bene, e che le autorità turche hanno comunicato loro che è trattato bene e con rispetto». Sono le dichiarazioni che mi sono state rilasciate mercoledì sera da Alexandra, la compagna di Gabriele Del Grande, 35 anni, giornalista freelance e documentarista originario di Lucca, fermato dalle autorità turche lunedì 10, nella provincia di Hatay, vicino al confine con la Siria, e che doveva essere rilasciato ieri, giovedì 13. Ci siamo lasciate così, con la certezza del rientro in Italia dopo il  provvedimento di espulsione. A tutt’oggi tuttavia, Gabriele non è tornato a casa e non ha contatti con nessuno.
La notizia mi ha colpito particolarmente, perché Gabriele l’ho conosciuto nel 2007, quando lo intervistai in occasione della pubblicazione del libro Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo”, edito dalla Infinito Edizioni. Mi stupì che un ragazzo così giovane, italiano, potesse interessarsi a un argomento tanto controverso. Quello degli emigrati, delle tragedie dei profughi che fuggono dalla guerra, è sempre stato, infatti, il suo pallino, tanto da fondare nel 2006 Fortress Europe, il blog che fornisce i dati dal 1988 ad oggi sui decessi dei migranti che attraversano il Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l’Europa. Il blog è diventato la fonte principale di monitoraggio del fenomeno su scala europea.
Nel 2014 ho seguito con molto interesse il suo docufilm, di cui è autore e regista – con Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry  Io sto con la sposa, approdato anche alla Mostra del cinema di Venezia fuori concorso. Un progetto folle, terribilmente coraggioso, umano, equilibrato nel racconto, per il quale ha rischiato fino a 15 anni di carcere per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina: nel tentativo di aiutare cinque clandestini siriani e palestinesi nella loro fuga ha inscenato un finto matrimonio. A chi verrebbe in mente di fermare un corteo nuziale? Io sto con la sposa è stato prodotto con il più grande crowfinding mai realizzato in Italia: centomila euro raccolti in 60 giorni da 38 paesi di tutto il mondo, per un totale di 2.617 produttori dal basso.
Gabriele ha iniziato a lavorare da ottobre sul suo nuovo progetto in crowfinding, Un partigiano mi disse, un libro per raccontare la guerra in Siria  e la nascita dello Stato islamico. Chi sono gli uomini e le donne che combattono lo Stato islamico? Chi sono i civili rimasti nelle città sotto il loro controllo? Come vivono? Ma soprattutto, come siamo arrivati a tutto questo? Sono queste le domande alle quali Gabriele cercava risposte quando 10 aprile è stato fermato nella provincia di Hatay, in Turchia, al confine con la Siria, una zona fortemente sconsigliata dall’unità di crisi della Farnesina.
Liberate Gabriele. Liberiamo l’informazione.

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