Libri




Patrizia Rinaldi, Ma già prima di giugno, Edizioni E/O, 2015, pp. 208, Euro 16,50

La  storia di Maria Antonia, affamata di vita e rivalsa, raccontata dalla figlia Ena, ormai anziana, con un orizzonte limitato alla circonferenza del soffitto e del davanzale della finestra, unica possibilità di sbirciare ancora il mondo dal letto dove è costretta a starsene immobile dopo la rottura del femore. Condizionata dalle superstizioni, l’anziana donna si aggrappa ai ricordi sbeffeggiando la vita nell’attesa della morte, che è certa arriverà a giugno. Se ne è convinta dopo che da bambina, mentendo, ha raccontato di un sogno premonitore frequente: la morte l’avrebbe colta nel mese di giugno, e così Ena finisce, come la sentinella dell’aneddoto medioevale di Hanna Arendt in “Politica e menzogna”, per credere alla bugia che lei stessa ha creato.  
La vita delle due donne è definita dall’autrice come due rette parallele: la storia di Maria Antonia si interrompe dove inizia quella di Ena, che racconta mentre si prepara a calare giù il sipario sulla vita.
Insofferenti entrambe alle convenzioni morali, combattive e tuttavia distanti. Maria Antonia si è resa forte per circostanze avverse della vita. Poco più che ventenne, intraprendente, di generosa bellezza, sfacciata, decisa nei suoi intenti - come quello di scacciare la miseria prendendo un titolo di studio, pagato con lavori da domestica, eseguiti di nascosto per non rivelare la sua povertà, esattamente come le scarpette che ogni settimana tinge con colori diversi e sgargianti da esibire nelle serate da ballo presso la casa di una ricca famiglia di Nisida - riesce a fare innamorare di sé Augusto, inimicandosi la possidente famiglia che mal tollera una “selvatica” disobbediente alle regole. Da Spalato, in Croazia, dove aveva raggiunto il marito, fugge con la neonata attaccata al seno, diretta a Napoli. Patisce la fame, la miseria più disonorevole, si scoprirà imbruttita dall’egoismo nel ringraziare la sorte per non essere stata la prescelta di onnivori appetiti da parte di soldati, vedrà i fratelli partire per i campi di concentramento, e quando le sarà comunicata la morte del marito per fucilazione, non avrà più neanche lacrime per piangerlo, perché a lei, che non sa invecchiare, la morte per dispetto fa venire la smania di vita. Continuerà a dare scandalo, sposando in un’età considerata troppo matura per l’epoca un giovane studente di medicina.
Ena è stata padrona del suo corpo ma forse meno della vita. Sarcastica e pungente, è assistita da una badante straniera, alla quale, ostinandosi a rifiutare un ruolo composto e più indicato per una donna della sua età, confiderà senza pudori memorie dei suoi amanti, il sesso scoperto in tarda età, l’amicizia con Giuseppina, che resta muta al telefono dopo un ictus e corre al suo capezzale. E l’ultimo pensiero è che non è ancora giugno.  
Un romanzo di lessico e dinamiche famigliari, curato nel linguaggio, che ben esplica la psicologia delle due donne, spesso lanciate in cadenze dialettali, alle quali si alternano sofisticati passaggi di sprezzante ironia.


Recensione a mia firma pubblicata sul sito del mensile "Minerva" il 02/11/2015
http://www.minervaonline.it/2015/11/02/ma-gia-prima-di-giugno/






Recensione a mia firma di “Come le farfalle e altri racconti”, libro di fiabe di Marlene De Pigalle, Rapsodia Edizioni, pubblicata sul numero di ottobre della storica rivista “Minerva”.
www.minervaonline.it







“Una volta aperto il vaso di Pandora non si richiude facilmente. E’ vero, ho ucciso uomini e donne. Sensi di colpa? Mai. Per me si è sempre trattato di semplici atti di giustizia. Eppure per educazione e natura io non sono un violento. Ma è il paradosso del calabrone: vedi, quella bestiola, per la sua struttura, non potrebbe volare. Il corpo è troppo pesante rispetto alla ridotta superficie delle sue piccole ali. Non potrebbe proprio staccarsi da terra, non ne ha i mezzi. Ma non lo sa… e quindi vola. Io non avevo le caratteristiche dell’assassino, eppure…”.

Si intitola “Il paradosso del calabrone” il romanzo appena pubblicato da Memori di Stefano Carboni,  scrittore e autore di oltre 800 sceneggiature di fotoromanzi tradotti e diffusi in 20 Paesi.
Protagonista è Luca Magrini, uomo intelligente e brillante che a quarantacinque anni, sposato, padre di due figli adolescenti con un lavoro da sceneggiatore, si scopre improvvisamente serial killer. Non un assassino come tanti. Luca, infatti, uccide solo chi reputa non meritevole di vivere perché arrogante, prepotente oppure violento.
I suoi delitti sono atti di “pulizia etica” che non lasciano sospetti fino a quando, a causa di un passo falso, si ritrova rinchiuso nella filiale di una banca con degli ostaggi e assediato dalla Polizia. 
Potrebbe sembrare la fine ma in realtà è solo l’inizio. Magrini durante le trattative con la Polizia chiede la presenza di una troupe televisiva e si esibisce in una lunga confessione live in cui rivela i suoi delitti motivandoli.
In breve diventa un personaggio di culto, con tanto di seguaci, ammiratori e familiari delle vittime desiderosi di vendicarsi.
  
Stefano Carboni, “Il paradosso del calabrone”, Memori, 2015, pp. 304, Euro 19,50

Pagina FB “Il paradosso del Calabrone”







Labbra blu”, un libro d’esordio che scruta gli abissi della follia umana

Si intitola “Labbra blu” il libro d’esordio del ventiseienne latinense Simone Pozzati, pubblicato per la Diamond Editrice nella collana “Frammenti”, dedicata alla narrativa breve. Blu come il colore della cianosi, che indica la mancanza di ossigeno, ma che rimanda anche al mercurio, alla morte, è quindi simbolo della rinascita, di metamorfosi, la morte del verbo in favore dell’azione.
Nove racconti brevi, come il numero dei cerchi dell’Inferno de “La Divina Commedia” di Dante Alighieri, la più grande opera letteraria italiana alla quale il giovane autore si è ispirato. Un testo generoso di archetipi adatti per raccontare la società odierna caratterizzata dall’incertezza del lavoro, dei valori, perfino dell’identità di fronte la fatica di accettarsi e sovrastare i pregiudizi posti dagli altri, dove l’essere finisce per collimare con un apparire percepito come soffocante.
È un “bestiario” di dannati quello in cui si avventura la penna noir di Simone Pozzati, che non vuole essere un viaggio nell’oltretomba ma una discesa negli inferi dell’inconscio umano, dove prendono forma le ossessioni, le fragilità, le inquietudini.
Un libro scritto attraverso un vero e proprio gioco ermetico effettuato cospargendo i vari racconti di archetipi e rimandi alla numerologia.
Il tema della follia umana è il filo conduttore che unisce i nove racconti. Il folle, in genere raffigurato come un viandante, simboleggia la ricerca di cambiamenti, il percorso verso un’evoluzione: genio o follia; profeta, visionario o buffone; bene o male; luce verso l'ignoto o oscura chiusura in se stessi in un mondo atavico. Nel Medioevo era affiancato alla figura del diavolo, dicotomia tra spirito e corpo, essere e apparire, ovvero il dilemma odierno.
I personaggi descritti dalla penna attenta del giovane autore sono, infatti, intrappolati nelle loro esistenze, nelle maschere che indossano e nel ruolo che il mondo cuce loro addosso. Tentano di cambiare la loro sorte spesso invano. Diversi tra loro, collocati in epoche spesso distanti, che tuttavia si fanno interpreti di un destino comune: la condanna all’infelicità.
Lo scrittore Simone Pozzati con una copia di "Labbra blu" 
La Prefazione di “Labbra blu” è a firma di Ivano Iai, giurista con la passione per le lettere classiche, cultore di Dante.
La copertina e le illustrazioni interne sono a cura di Simone Di Matteo.
Il libro sarà presentato ufficialmente nei tre gironi di fiera del libro di Latina  “Libri da scoprire - L’Editoria in rassegna”, che per l’edizione 2015 per la prima volta lascia piazza del Popolo di Latina, dove ha esordito nel 2003, e sbarca a Sabaudia, il 31 luglio, 1 e 2 agosto.
Dopo la Fiera “Labbra blu” sarà distribuito in tutti i circuiti Feltrinelli.
Dal 18 maggio è acquistabile on line sul sito della casa editrice, senza spese di spedizione, all’indirizzo www.diamondeditrice.eu alla sezione Catalogo, e disponibile sui siti: www.dntservice.eu; www.amazon.it; www.ibs.it; www.libreriauniversitaria.it e www.excalibooks.com.


Titolo: Labbra Blu
Autore: Simone Pozzati
Collana: Frammenti
Editore: DiamonD EditricE

Anno di pubblicazione
: Maggio 2015
ISBN: 9788896650295
Pagine: 96
Prezzo: € 10,00
I EDIZIONE


(articolo pubbblicato il 21 maggio 2015)




"Fan Phenomena Marilyn Monroe". È italiano uno dei maggiori esperti della diva d’oltreoceano chiamato da una nota giornalista inglese per il suo libro in uscita a maggio

È dedicato all’intramontabile mito di Marilyn Monroe, icona per eccellenza del cinema, soprattutto americano, il libro "Fan Phenomena Marilyn Monroe" letteralmente “Il fenomeno fan di Marilyn Monroe” scritto da Marcelline Block, nota giornalista cinematografica newyorkese, in uscita in Inghilterra e negli Stati Uniti per la casa editrice inglese Intellect e già acquistabile on line su Amazon, Abebooks e molti altri siti e-commerce.
Al mito senza tempo, morta ad appena 36 anni nel 1962, al quale stile si sono ispirate celebrità quali Madonna, Lindsay Lohan, Jayne Mansfield, Drew Barrymore e Anna Nicole Smith, il volume dedica racconti, esperienze, saggi brevi e interviste a collezionisti, scrittori ed esperti internazionali della diva, tracciandone il culto a distanza di 53 anni dalla scomparsa. Si analizza il cosiddetto “mondo fandom” – ovvero i gruppi di appassionati che scambiano informazioni e materiali da collezione appartenuti all’attrice – e il boom inarrestabile del merchandising, che riproduce il volto dell’attrice su t-shirt, tazzine, quadri e oggettistica varia. Non manca uno sguardo nell'universo delle sosia e i numerosi omaggi sullo schermo, come la serie televisiva statunitense “Smash”, andata in onda dal 2012 al 2013, e il film “My Week With Marilyn” del 2011.
L'interno del libro con l'intervista a Gianandrea Colombo
Nell’opera di Marcelline Block al fianco di nomi internazionali quali il collezionista statunitense Scott Fortner e l'autrice Tara Hanks, uno solo è italiano: quello di Gianandrea Colombo. Comasco, laureato in Comunicazione per lo Spettacolo e appassionato di cinema classico americano, scopre Marilyn Monroe guardando da bambino “Fermata d’autobus”, pellicola del 1956. Da allora sono passati circa vent’anni durante i quali ha iniziato a collezionare di tutto, da effetti personali e piccoli oggetti di make-up appartenuti al suo mito – tra cui un rossetto – acquistati da privati o case d’asta, a libri, riviste, gadgets e foto.  
Dalla collezione privata di Gianandrea Colombo
La sua collezione di circa 2400 riviste provenienti da tutto il mondo, che hanno dedicato la copertina alla diva di “A qualcuno piace caldo” e altri successi diventati cult, è considerabile tra le più esaustive a livello nazionale. La raccolta gli ha consentito di ripercorrere fatti, aneddoti e momenti precisi della vita di Marilyn Monroe durante tutto l’arco della sua carriera, diventando uno dei più attendibili esperti della star americana, tanto da essere contattato dalla giornalista inglese Marcelline Block per un’intervista inserita nel volume insieme ad alcune immagini tratte dalla sua collezione privata.
Dalla collezione di Gianandrea Colombo. Rivista del 1968
P.R. manager del Fanclub internazionale "Some Like It Hot", coordinatore della community "Marilyn Monroe Italia" e amico di Suzie Kennedy la nota sosia londinese della Monroe Gianandrea Colombo nell’intervista spiega il funzionamento del mondo fandom – che l’avvento di internet e l’uso dei social network ha agevolato nello scambio di informazioni, oggetti e foto, avvicinando a personaggi dello spettacolo – e fornisce alcune informazioni finora “riservate solo agli addetti”, come ad esempio i nomi di note personalità della musica, del cinema e della finanza che hanno speso fortune per impossessarsi di oggetti appartenuti alla Monroe: da Mariah Carey a Vanessa Paradis, solo per citarne alcuni.
 G. Colombo ospite del critico Tatti Sanguineti a "Storie di Cinema" (2014) canale Iris
Un viaggio intorno a una delle donne più famose e fotografate del mondo, ritratte attraverso una lettura che si dimostra  essenziale non solo per gli appassionati della bionda attrice, ma per qualsiasi studioso di cultura americana popolare del XX secolo.
Gianandrea Colombo con l'attrice Sunny Thompson
Gianandrea Colombo attualmente sta collaborando con la produzione dello spettacolo teatrale "Marilyn Forever Blonde" per portarlo in Italia. Andato in scena a Hollywood nel 2012 è stato interpretato da Sunny Thompson, attrice e cantante conosciuta soprattutto nel Sud America, che per il ruolo di Marilyn ha conquistato la critica statunitense.
In progetto anche la realizzazione di un proprio volume e una mostra dove poter esporre la sua collezione privata, che si compone non solo di piccoli cimeli appartenuti a Marilyn Monroe, ma anche ad altre grandi icone cinematografiche come Lana Turner, Ava Gardner, Rita Moreno, ecc.

Title Information Full Title:
Fan Phenomena: Marilyn Monroe
Editor: Marcelline Block
ISBN: 9781783202010
Published by: Intellect
Price: £15.50/$22
Extent: pp.164
Website:www.intellectbooks.com



Un autografo di Marilyn Monroe dalla collezione privata di Gianandrea Colombo


Gianandrea Colombo nella Fox Studios di Hollywood con la sosia inglese di Marilyn Monroe, Suzie Kennedy (2012)

Sulla destra Gianandrea Colombo con Don Murray, partner di Marilyn Monroe nella pellicola del 1956 "Fermata d'autobus"

La visita di Gianandrea Colombo alla tomba di Marilyn Monroe al cimitero "Hollywood Forever" di Los Angeles (2014)


Si ringrazia Gianandrea Colombo per il materiale fotografico e le informazioni fornite.

(articolo pubblicato il 21 aprile 2015)





Donna, Passione. Esce la biografia di Annamaria Mammoliti 

 
Si intitola Donna, passione. Anamaria Mammoliti, la biografia edita da Minerva Edizioni di Annamaria Mammoliti, ideatrice nel 1982 del Club delle Donne – un’associazione che mira alla valorizzazione del lavoro femminile in tutti i campi del sapere   e della storica rivista Minerva, distribuita in edicola e in abbonamento anche in Europa e nel Mondo, fino al suo esordio in versione on line avvenuto nel 2013.
Annamaria Mammoliti, salentina di nascita e romana di adozione dalla fine degli anni ’60, è la fondatrice del Premio Minerva, organizzato ogni anno nel mese di novembre nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, arrivato quest’anno alla XXIII edizione, il primo in Italia ad assegnare un riconoscimento  una spilla in oro  e pietre preziose appositamente disegnata dal maestro Renato Guttuso a donne che si sono distinte per capacità professionali nei vari campi del sapere. Nelle varie edizioni sono state premiate personalità femminili di spicco come Nilde Iotti, Margherita Hack, la pittrice Paola Levi Montalcini, Wanda Rutkiewic prima donna a scalare l’Everest, Emma Bonino e Susanna Agnelli.
Il suo nome resta legato all’attività militante nei movimenti femminili per la tutela dei diritti delle donne e per l’affermazione di una parità di genere, e nel Partito socialista, con alcuni incarichi anche nel comune di Roma, dove è stata consigliere comunale e Presidente della Commissione Ambiente negli anni 1989/1993.
Giornalista e autrice di programmi Rai, è stata coordinatrice del sindacato telescriventisti giornalieri di Roma, dal 1974 al 1977 copresidente  nazionale dell’UDI – l’Unione Donne Italiane – responsabile della Commissione diritti civili del PSI di Roma, componente del Consiglio Direttivo dell'Eurispes.
Per il suo costante impegno politico e sociale nel 1986 è stata nominata dal Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, Cavaliere Ufficiale della Repubblica e nello stesso anno riceve il  Premio Donna Città di Roma. Nel 2008 è stata insignita del Premio Italia per i diritti umani assegnato dalla Free Lance International Press e il Premio giornalistico UNAR per il costante impegno dedicato alla promozione della parità donna-uomo.
"Una donna coraggiosa e forte, protagonista di ogni battaglia per i diritti delle donne e per la modernizzazione dell'Italia. Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscerla ne porterà nel cuore la generosità, l'intelligenza, la passione civile". Con queste parole Piero Fassino, presente ai funerali, salutò Annamaria Mammoliti, scomparsa il 27 marzo 2009 a 64 anni dopo una lunga malattia.






Premio Ri.p.di.co. - Scrittori della giustizia 2014 a “Cercando Kafka” di Guido Marcelli



Il giudice di Latina Guido Marcelli con il racconto "Cercando Kafka" è il vincitore dell'edizione 2014 del "Premio Ri.p.di.co.-Scrittori della giustizia".
Conosciuto durante la mia esperienza alla Diamond Editrice, casa editrice di Latina per la quale aveva appena pubblicato “La Fucina delle nebbie”, Guido Marcelli sa essere una penna molto interessante che trova la sua forma letteraria più congeniale nel racconto breve.  Nelle sue storie, riportate con ironia e paradosso, emerge il senso di inquietudine dei protagonisti, in una scrittura fluida e affabile. Un abile trascinatore di lettori.
Per leggere un estratto del libro: www.novecentoeditore.it/libro_kafka.php









In anteprima il book trailer del nuovo romanzo di Vincenzo Incenzo, “Romeo&Giulietta nel Duemilaniente. 43 secondi d’amore”, No Replay, 2014.
Protagonista: Serena Autieri
Regia: Claudio Zamarion
Il brano è  “Incantevole” dei Sonohra (V. Incenzo/Sonohra)


video







“Romeo&Giulietta nel Duemilaniente. 43 secondi d’amore”. Dal 28 maggio in tutte le librerie il nuovo romanzo dell’autore del musical dell’anno
 
Io staccai quella spina, meravigliosa creatura, per il viaggio più incredibile.




Dopo aver scritto i testi del musical dell’anno, “Romeo e Giulietta. Ama e cambia il mondo”, per la regia di David Zard, Vincenzo Incenzo, il re Mida della musica italiana, autore di Renato Zero, Michele Zarrillo, PFM, Lucio Dalla, Ornella Vanoni, Laura Pausini, Patty Pravo e tanti altri grandi artisti, torna nelle librerie a due anni di distanza dalla sua ultima fatica letteraria interrogando se stesso e i lettori su chi sono Romeo e Giulietta nel nostro secolo. Si intitola “Romeo e Giulietta nel Duemilaeniente”, infatti, il suo nuovo romanzo, No Replay Editore, dal 28 maggio in tutte le librerie d’Italia.
Il trailerbook - con protagonista  Serena Autieri e musiche di Vincenzo Incenzo e dei Sonohra - è in distribuzione dall’8 maggio nei teatri dove si replica “Romeo&Giulietta. Ama e cambia il mondo” (Palapartenope  di Torino dall’8 maggio;  Nelson Mandela di Firenze dal 15 maggio, Arena di Verona 23 e 24 maggio). 



Serena Autieri in una scena del trailerbook "Romeo&Giulietta nel Duemilaniente"











Davide Cortese, Anuda, LaRecherche, 2013 (E-Book N. 148, poesia)




Un libro rivela molto dell’intimità dell’autore, fino a spingersi in alcuni casi ben oltre la semplice lettera aperta al lettore sconosciuto di cui parlava lo scrittore e filosofo francese Montaigne. Ne nasce quasi un’intima confessione dell’autore che si abbandona ad una confidenza solitamente riservata ad un amico intimo e di fiducia. L’osservazione è tanto più vera nella poesia, genere in cui l’autore non ha possibilità di farsi scudo dietro la psicologia dei personaggi, non sempre inventati. Si denuda. E “Anuda”, dal dialetto eoliano che significa “nuda”, è il titolo che non a caso Davide Cortese ha voluto dare alla sua silloge. Pubblicata nel 2011 da Aletti Editore e riproposta in versione e-book da LaRecherche, “Anuda” raccoglie varie poesie scritte dall’autore negli ultimi sette anni, periodo in cui ha lasciato la sua nativa Lipari, nota isola dell’arcipelago delle Eolie, per trasferirsi a Roma dove insegna ai bambini disabili. Come ha dimostrato già in precedenti pubblicazioni, Davide Cortese non ha timore di mettersi a nudo, di spalancare al lettore sconosciuto le porte della propria anima per lasciare intravedere il rincorrersi delle sue emozioni. Delusioni, solitudine, nostalgie, passione e infine la fragilità di un uomo che si libera delle convenzioni e di falsi tabù e nel mostrarsi vulnerabile nella sua nudità si sente finalmente libero.
Davide Cortese ha debuttato nella letteratura nel 1998 con la sua prima silloge poetica titolata “Es" per la casa editrice Edas. Sono seguite le sillogi “Babylon Guest House” per la Libroitaliano Edizioni nel 2004, “Storie del bimbo ciliegia”, “Ossario” edito da Arduino Sacco Editore nel 2012 e “Madreperla” nel 2013 pubblicata da LietoColle.
Molti altri suoi scritti sono raccolti in varie antologie, tra cui “200 giovani poeti europei in nove lingue”, Edizioni CIAS, CLUB UNESCO.
Nel 2004 alcuni componimenti di Davide Cortese sono stati protagonisti dell’iniziativa culturale “Poetry Arcade” di Post Alley a Seattle.
“Anuda” è il suo primo e-book, dal 04 gennaio 2014 scaricabile gratuitamente all’indirizzo:

  
Tolgo il kimono di seta al mio dolore.
La sua nudità porta un nome di fiore.
(tratto da “Anuda”)







Romina Caruana, È solo un gioco di anime, Ciesse Edizioni, 2012, Euro 12,00

Eleonora è la figlia del pediatra del paese. La sua sembra la classica famiglia perfetta, rispettati da tutto il paese, eppure nulla di quello che sembra è. Eleonora non ha mai bambole in regalo da suo padre, ma macchine e trenini, e all’autoritarismo del padre esattamente come la madre, non osa opporsi, anche quando lui la vuole con i capelli corti e glieli fa tagliare, come un maschio, in un rituale ormai consueto che la mortifica ogni volta come la prima volta e che dura fino al compimento dei 14 anni. Quando nasce Alessandro, il maschio tanto desiderato, i fili che tengono unito il nucleo familiare si spezzano non appena scoprono che il bambino è autistico.
È una malattia ancora poco conosciuta per essere accettata, è un tabù soprattutto per il padre di Eleonora, ostinato a non accettare l’idea che il figlio maschio non sia perfetto, e nega anche quando vi è un responso da uno psichiatra infantile al quale si rivolge di nascosto la moglie.
Da quel momento la vita scorre in funzione dell’autismo del piccolo Alex, delle sue crisi epilettiche, dei facili entusiasmi tradotti in un vocabolario personalizzato, e poi gli studi per le cure, quelle che accompagnano buona parte dell’esistenza di Eleonora che cerca disperatamente di entrare nel mondo disordinato del fratello.
Il romanzo, nato inizialmente come sceneggiatura cinematografica, segna l’esordio nella letteratura di Romina Caruana, attrice originaria di Agrigento, che ha voluto unire la ricerca che l’ha tenuta impegnata per anni sull’argomento e l’esperienza personale in famiglia, con il fratello affetto da autismo.
“Per anni ho cercato di capire cosa fosse l’autismo studiando ogni articolo che ne affrontasse l’argomento nella speranza di comprendere cosa si nascondesse dietro la personalità complessa, compromessa e al contempo così veramente gioiosa di mio fratello, colpito dal disordine dello spettro autistico. Che cosa potevo fare io per aiutarlo? Ho trascorso anni cercando di afferrarne il senso, intraprendendo percorsi spirituali e terapie di ogni genere e alla fine ho capito che non era mio fratello a non “esistere”, bensì ero io a non esserci”.
Romina Caruana vive tra Roma e Los Angeles. Negli Stati Uniti ha trovato gran parte del materiale informativo usato per il suo romanzo. Rispetto all’Italia, infatti, in America, dove un bambino su 88 è autistico, il disordine dell’autismo è al centro di molti studi e ricerche innovative che si pongono l’obiettivo di migliorare la vita dei pazienti.
Il testo si lascia leggere con scorrevolezza attraverso un linguaggio tipico femminile, che personalmente prediligo: confidenziale, capace di creare la giusta empatia tra il lettore, la voce narrante e la protagonista. Nel trattare l’autismo l’autrice vi si addentra conducendo dapprima il lettore in uno spaccato di vita, coniugato prevalentemente al femminile, per spiegare il trambusto affettivo che può creare in una famiglia la malattia, e lo fa con lucidità, senza eccessi.
La prefazione al romanzo è dello psichiatra, prof. Nicola Antonucci, considerato uno dei maggiori luminari dell’autismo.


video

Il Book trailer interpretato da Romina Caruana, attrice e autrice di "È solo un gioco di anime".






Alan Magnetti, L'inquilino, Montecovello Editrice, 2013, euro 16,00

A Sainte Maxime, un piccolo centro abitato sulla Costa Azzurra, un fornaio, Delbert, vive la sua vita in una monotonia che lo fa sentire al sicuro, esattamente come l’ordine maniacale con il quale dispone le cose, ognuna al proprio posto, perfettamente pulite. Taciturno e asociale, il suo mondo ruota intorno ai ritmi di lavoro nel forno, che condivide con Ramon. La vita di Delbert verrà sconvolta da un misterioso inquilino, Josè, che risponde all’annuncio di affitto della stanza appartenuta ai genitori di Delbert, in difficoltà economica. Intanto la vita di Delbert si intreccia con quella tormentata di Lorraine e Ramon.
Una storia di un uomo che ha paura di vivere e di contaminarsi con l'esterno, che vive un’inquietudine interna dovuta ad un passato che non ricorda e una famiglia che non ha più. Saranno proprio i personaggi che si introdurranno nella quotidianità di Delbert ad aiutarlo a ricomporre i bandoli della matassa del suo inconscio irrequieto e a ritrovare se stesso e il senso della vita.
Un romanzo dove i personaggi si intrecciano in drammi e vicissitudini capaci di donare alla storia un’atmosfera proveniente da un tempo lontano.
“L’inquilino” è il romanzo d’esordio di Alan Magnetti, cantante e compositore che ha lavorato al fianco di artisti quali Max Gazzè, i Nomadi, Elio e le Storie Tese, Enrico Ruggeri e tanti altri. Allievo di Roberto Vecchioni al Dams di Torino, è stato presenza fissa dal 2009 al 2012 nel programma “Chiambretti Night” di Piero Chiambretti.








Vincenzo Incenzo, Valentina Giovagnini. Tra vita e sogno, Editrice Zona, 2012, euro 16,00



Era salita sul palco del teatro Ariston di Sanremo con la sua bellezza eterea, timida, in punta dei piedi, con la discrezione dei passi silenziosi della neve, esattamente come il titolo del brano con il quale si era presentata, “Il passo silenzioso della neve”, scritto per lei dallo storico autore Vincenzo Incenzo che oggi le dedica questo libro, “Valentina Giovagnini. Tra vita e sogno”, edito dalla Zona Editrice.
Era il 2002 e Valentina Giovagnini, giovanissima promessa della musica leggera italiana, scoperta dal noto autore e produttore Davide Pinelli, era riuscita a realizzare l’ambizioso sogno di cantare al Festival di Sanremo. In gara nella categoria giovani, Valentina conquista subito pubblico e critica proponendo una melodia celtica che rompe  ogni convenzionalismo del Festival e regalando una delle voci più pulite, delicate ma incisive passate per Sanremo. La cantante toscana ventunenne è la rivelazione di un’edizione del Festival che non vince per una manciata di voti, ma che la vede piazzarsi al secondo posto e portarsi a casa il premio della giuria di qualità come migliore arrangiamento.
Subito dopo quel Sanremo esce il primo album, “Creatura nuda”, e da lì è un susseguirsi di soddisfazioni: a Sanremo Top riceve il premio come artista più venduta della categoria Giovani e il suo nome entra nella rosa per le nomination al prestigioso Italian Music Awards e al Premio Titano Festival di San Marino. Poi la strada che sembrava ormai tutta in salita diventa improvvisamente sbarrata, il calo degli investimenti colpisce anche le case discografiche italiane, Valentina non riesce a pubblicare il suo secondo album e dal 2003 i tentativi di tornare ad esibirsi in gara al Festival di Sanremo vengono delusi ogni anno. Le delusioni non spengono tuttavia l’entusiasmo né la passione per la musica della giovane artista che continua ad esibirsi in giro per l’Italia e comporre musica.
Probabilmente avremmo di nuovo sentito parlare di lei, accompagnata da quella inconfondibile melodia irlandese che ancora oggi ascoltandola la distingue dalla massa, se non fosse che oggi Valentina non c’è più. Un incidente d’auto il 2 gennaio del 2009 le ha stroncato la vita a soli 28 anni. Quel pomeriggio prima di uscire per fare gli ultimi acquisti in occasione dell’epifania, mostrò alla madre la mano sinistra, e indicando le linee disse “Mamma guarda che vita corta che ho”.
Quando Vincenzo Incenzo ha raccolto alcune poesie di Valentina, concesse dalla famiglia in occasione di questo libro a lei dedicato, alcuni passi sono sembrati quasi una profezia. “Chissà se tu già non intuivi un’inquietudine, un buio indefinito e amaro, se qualcosa già non ti tornava tra la trama e l’ordito del destino, se già non vedevi di là, dove ora sei”, si chiede nel libro Vincenzo Incenzo, parlando di due occasioni in cui la giovane musicista sul treno diretto a Roma sentì forte l’istinto di arrestare la corsa del treno tirando la leva del freno a mano, come chi è colto da un cattivo presentimento.
Nello stesso anno della sua morte esce l’album postumo “L’amore non ha fine”. Di lei resta la sua musica, le testimonianze di amici, fans, addetti ai lavori, familiari che in questo libro di Vincenzo Incenzo hanno voluto dare il loro contributo per raccontarci la Valentina figlia, sorella, amica, Artista. Ne esce il ritratto di una ragazza timida, discreta, di rara preparazione e talento, una vera professionista.
E restano sospese quelle parole non dette, quei discorsi taciuti e sempre rimandati nella convinzione di avere tempo per farlo, quelle domande mai poste, per discrezione, per timidezza, per un senso di rispetto che sorgeva spontaneo verso una creatura così apparentemente fragile, che nulla aveva a che fare con un mondo mosso anzitutto da strategie di profitto. “Rimane il grande rammarico di non essere riusciti a fare di più quando Valentina era viva” confida Vincenzo Incenzo in più occasioni.
Un libro che ho letto volentieri quest’estate, tutto d’un fiato, dopo aver partecipato a fine giugno alla presentazione al teatro Millelire di Roma, invitata dall’autore, amico discreto e artista di grande intuito. Scritto con garbo, senza invadere in qualche modo la vita privata di Valentina con i racconti di aneddoti di amici e parenti, il libro, che si chiude con una raccolta di poesie e testi inediti dell’artista scomparsa, entra nel progetto “Valentina Giovagnini Onlus”, e con i suoi proventi contribuisce alle attività dell’associazione, nata nel 2009 per volontà della famiglia Giovagnini con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di Valentina attraverso progetti in ambito sociale e opere di beneficenza. Il sito dell’associazione è www.valentinagiovagninionlus.it.


video







Guido Marcelli, La Fucina delle nebbie, Diamond Editrice, Latina, 2011, Euro 10,00


Quando mi fu assegnata dall’editore, per la correzione delle bozze e l’editing, questa raccolta di racconti dal titolo La Fucina delle nebbie, non conoscevo l’autore. Mi fu presentato in redazione la mattina stessa in cui mi fu affidato anche l’incarico. Non vivendo a Latina e non frequentando i tribunali, per mia fortuna soprattutto per le cause penali, ignoravo che Guido Marcelli fosse un magistrato molto conosciuto nel capoluogo pontino, dove presta la sua attività ormai da anni. Nativo di Roma, alto, magro, dai modi affabili, il modo di parlare lento e dal tono pacato, in netto contrasto con l’abitudine alquanto diffusa di tenere alto il timbro di voce, Guido Marcelli è l’antitesi dell’immagine che, a torto o ragione, in questi anni mi sono creata dei giudici: dai modi sempre molto sbrigativi, burberi, suscettibili. Il libro che avevo in mano oltretutto, ancora in bozza, non aveva nulla a che fare né con il suo mestiere né con alcun argomento di carattere scientifico. La prima domanda che mi sono posta, pertanto, è stata: “Cosa può scrivere un giudice al di là di argomenti legati alla sua esperienza professionale o comunque attinenti il diritto?”. Ho iniziato con questa curiosità la lettura di La Fucina delle nebbie, una raccolta di undici racconti brevi che si apre con “L’assalto dell’invincibile armata”. E qui l’autore strappa già il primo sorriso: per tutto il testo, infatti, viene fatto credere di trovarsi davanti la storia di soldati rassegnati all’idea della morte ma eroici nel volere proseguire il combattimento adempiendo il proprio dovere. Avverti ormai l’atmosfera drammatica quando scopri, sul finale, che l’identità dei soldati è di tutt’altra natura, così come l’intera storia. Ho sorriso ancora, se non addirittura riso, leggendo “Io, Cago e Margot”, altro racconto dove emerge l’ironia delle situazioni e il disagio vissuto dai personaggi. La continua suspense e il finale che lascia disorientato il lettore per l’epilogo fuori di ogni immaginazione, è una costante per tutto il testo, senza tuttavia mai cadere nella trappola della ripetitività. Ognuno degli undici racconti ha una formula che spiazza e seppure identica sa rinnovarsi: nei personaggi, nelle descrizioni dei luoghi, nelle sensazioni percepite dai protagonisti e trasferite al lettore con abile capacità empatica. L’ironia si mescola con l’horror in “Quattro coperti col morto”, storia che inizia con una passeggiata in bicicletta di un gruppo di amici e il rinvenimento su una montagna di quella che sembra essere una tomba. Sarà la conoscenza di Oronzo, il figlio di una locandiera che dà ospitalità agli amici ciclisti, ad animare tutto il racconto. Ne “Il coso nero” un esperto sciatore si allontana dal gruppo di amici per avventurarsi in percorsi più interessanti ma anche più rischiosi. Leggendo la trama viene da pensare a quella situazione in cui ognuno di noi prima o poi si è trovato a vivere, quella cioè di avere la sensazione di essere inseguiti da qualcuno o qualcosa e provare un senso inquietudine. Il protagonista del racconto si accorge, infatti, di essere inseguito da uno “strano coso”, da qui la descrizione del suo stato d’animo, i ragionamenti alla ricerca di una scappatoia, e infine un epilogo da “fuori pista”. “La fucina delle nebbie”, che dà il titolo all’opera, è la storia di uno scapolo che vive con l’anziana madre desiderosa di vederlo sistemato con una moglie. La vita di un impiegato che alla soglia dei quarant’anni si accorge di avere trascorso la sua esistenza in totale dedizione della figura materna e delle sue regole, senza mai fare valere le sue scelte. L’acquisto di una bicicletta da corsa, che rappresenta un sogno dall’adolescenza, rompe il primo divieto posto dalla madre, preoccupata che il figlio si lasci distrarre da altre “tentazioni” anziché dedicarsi alla frequentazione della figlia della vicina, ottima pretendente per convolare a nozze con il figlio. La Fucina delle nebbie è una montagna ripida, dove anche i più esperti ciclisti rinunciano ad avventurarsi, nel rischio di rimanere intrappolati e impossibilitati a ritrovare la via del ritorno a causa della fitta nebbia che ogni giorno copre la montagna. Non sempre, tuttavia, la nebbia è percepita con negatività e terrore…
Una raccolta di racconti che trascina piacevolmente il lettore, tra suspense e un’ironia inaspettata e fuori del comune perché ovattata e mai sfacciata. Sono questi gli ingredienti che decretano il successo dello stile letterario di Guido Marcelli, che con La Fucina delle nebbie è alla sua seconda pubblicazione dopo Passeggiando tra gli scavi.
Alla fiera del libro di Latina due anni fa circa, ebbi modo di fare con l’autore una lunga chiacchierata. Venne a visitare lo stand della casa editrice per la quale collaboravo e quella fu per me l’occasione per appagare la mia curiosità e capire da dove prendesse ispirazione. Ciò che mi ha colpito del libro è la capacità di impostare anche situazioni improbabili e di pura fantasia come se fossero probabili se non addirittura realmente accadute, è il caso del racconto “Cronache del sottofondo”. Ci rimasi quasi male quando mi svelò che era tutto completamente inventato. Mi confidò di rammaricarsi per avere poco tempo da dedicare alla scrittura, a causa del lavoro che lo tiene impegnato per gran parte del tempo, e che la musa per i suoi racconti spesso è la realtà che lo circonda. Intuisci subito di avere di fronte una di quelle persone che spende poche parole preferendo orientare la propria attenzione nell’osservazione di fatti e persone. La lettura del testo ne è la conferma: la psicologia dei personaggi è ben delineata ed emerge, denudato, il comportamento umano in situazioni di disagio.
Uno dei libri più piacevoli che abbia letto e per il quale in questi due anni dalla sua pubblicazione ho spesso pensato fosse un vero peccato non se ne sia parlato tanto quanto meritava. Le testate che pubblicano recensioni letterarie sono spesso concentrate sui testi che arrivano in redazione da parte dei grandi colossi editoriali, accantonando libri minori perché di piccole case editrici. Uno spreco perdere alcuni talenti per averli sottovalutati a priori.
La Fucina delle nebbie è reperibile e acquistabile on line tramite il sito della casa editrice www.diamondeditrice.eu.

Nessun commento:

Posta un commento